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Sovraintendenza Beni Culturali
Ufficio Ville e Parchi Storici


Il complesso di Villa Torlonia e' stato espropriato ed aperto al pubblico dal Comune di
Roma nel 1978 ma, mentre il parco e' stato subito utilizzato, le precarie condizioni in
cui si trovavano gli edifici hanno imposto lunghi e costosi restauri. Da alcuni anni i
lavori di restauro di Villa Torlonia sono iniziati, un primo edificio e' stato restaurato
e aperto al pubblico, la Casina delle Civette, trasformata in museo. La Casina delle
Civette, collocata in una posizione defilata della Villa, lontana dagli edifici piu'
monumentali e grandiosi era quella che per la fragilita' delle sue strutture aveva
sofferto di piu' dell'abbandono e del degrado, ma anche il piu' difficile e complesso da
recuperare e per almeno due motivi.
In primo luogo il gravissimo degrado delle architetture e la presenza di un
apparato decorativo quasi prevalente sulle strutture, riferibile a diversi settori
artistici, dalle vetrate policrome ai legni intagliati,dai ferri battuti ai marmi
scolpiti, dai dipinti parietali ai mosaici ha richiesto la presenza di molti e diversi
specialisti da cooridinare e correlare costantemente. In secondo luogo si aveva a
disposizione un edificio nato e concepito come abitazione privata, seppur lussuosa, che
doveva essere trasformata in museo, con tutta la complessa conseguente problematica di
adeguamento funzionale. L'intervento di recupero ha richiesto l'impegno e la stretta
collaborazione di due assessorati: quello ai Lavori pubblici che ha curato il restauro
architettonico e quello alle Politiche Culturali, Sovraintendeza ai Beni Culturali, che ah
progettato il restauro , curato tutti i restauri artistici, edd ha ideato e realizzato il
museo.
La
difficolta' del restauro della Casina derivava da sovrapposizione in un manufatto di
limitatte dimensioni di architetture riferibili a ben tre diverse fasi storiche, dall'800
agli anni Trenta di questo secolo. Il primo nucleo della Casina, risale infatti al1840
quando fu progettata dal noto architetto veneto Giuseppe Jappelliin forma di capanna
svizzera, un rustico chalet dai rozzi parametri in tufo; nel 1908 Giovanni Torlonia decise
dirisiedervi e la fece ampliare e trasformare dall'architetto Gennari che le diede un
aspetto medioevale e subito dopo anche l'annessa dipendenza fu ristrutturata in sintonia
con l'edificio principale e destinata ad ospitare i servizi; nel 1916-20 un' ultima
trasformazione interesso' il complesso, su progetto dell'architetto Vincenzo Fasolo, che
vi aggiunse logge e porticati accrescendo l'articolazionedei prospetti e arricchendo di
eelementi decorativi le strutture architettoniche. Parallelamente agli interventi
architettonici ed in stretta connessione con essi, tutto il complesso veniva decorato con
dipinti paietali, mosaici pavimentali, stucchi, maioliche e sopratutto con numerose
vetrate policrome legate a piombo dalle complesse e affascinanti figurazioni. La presenza
nelle decorazioni di moltissimi elementi riferiti alla civetta ne determino' la
denominazione con la quale l'edificio e' tutt'ora noto. Alla morte del principe, nel 1939,
la Casina venne abbandonata e pochi anni dopo, dal 1944 al 1947, tutta Villa Torlonia fu
occupata dal comando militare anglo americano che viprodusse danni incalcolabile: per la
fragilita' delle strutture e del suo apparato decorativo, la Casina delle Civette ne subi'
in modo particolare gli effetti. Quando nel 1978 la Villa fu acquistata dal Comune di
Roma, la Casina delle Civette era in condizioni disastrose, ridotta a poco piu' di un
rudere. Nell'edificio recuperato per quanto possibile alla sua originaria integrita', e'
oggi ospitato un museo unico nel suo genere sia per la materia trattata sia per la stretta
connessione tra i materiali esposti e la struttura stessa della Casina.
La Casina delle Civette infatti e' di per se un museo dell'eclettismo
romano, le cui fasi e la cui evoluzione sono visibili nell'affastellarsi delle struttur
architettoniche mosse e articolate nel ridondante apparato decorativo dalle coromie
accostate con disinvolta spregiudicatezza. La sua caratteristica pero' sono le vetrate,
che decorano le innumerevoli porte, finestre e bow-windows, realizzate in pregiati vetri
policromi legati a piombo che accostano raffinate ecomposizioni geometriche e disparati
soggetti, dai moduli un po' scontati in stile floreale alle suggestive creazioni di
inedite e originali figurazioni. Sono state tutte eseguite tra il 1908 ed il 1930 e
offrono un campionario unico per capire l'affermarsi e l'evolversi dell'arte della vetrata
a Roma in quegli anni, con i contributi di noti artisti quali Duilio
Cambellotti, Paolo Paschetto,
Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi. Proprio per completare
questo nucleo cosi' importante eimponente (quelle figurate sono 44, almeno altrettante
quelle geometriche) la Sovraintendenza comunale in questi anni ha acquistato sul mercato
numerose altre vetrate degli stessi autori e ancor piu' numerosi disegni e bozzetti,
alcuni dei quali predisposti proprio per le vetrate della Casina delle Civette. Cosi' il
percorso della Casina, delle sue stanze in cui si affollano vetrate ma anche dipinti
parietali, stucchi, mosaici, boiseires, si sovrappone e si correla al percorso espositivo
delle vetrate (17) e dei bozzetti e cartoni (105) in un giuoco di rimandi tra tecniche
cosi' diverse e affascinanti. Tra le vetrate della Casina piu' belle e importanti sono
soprattutto quelle di Cambellotti, il "Chiodo", cosi'
denominato per la caratteristica forma, vetratone con una cascata di pampini e di grappoli
d'uva, le Civette, stilizzate raffigurazioni dell'uccello notturno la cui presenza e'
quasi ossessiva nelle decorazioni della Casina, i quattro rombi della serie
"Migratori" con dinamici voli di uccelli ma anche quelle di Paolo Paschetto, le
dieci della serie delle Rose e farfalle. Accanto a queste sono state acquistate ed esposte
altre sempre di Cambellotti, gia' degli eredi, quali alcune prove di esecuzione di vetrate
o il bellissimo tondo con l'affascinante raffigurazione della "Fata" una
bellissima fanciulla in delicate sfumature d'azzurro, la splendida vetrata di Bottazzi "I Pavoni", esposta alla mostra della vetrata del 1912 e
da allora scomparsa ed acquistata di recente da una collezionista privata, e le belle
vetrate di Paschetto per la sua casa romana insieme alla vetrata denominata le
"Ali", bellissima stilizzazione di ali piumate in scansione prospettica. Il
Museo consente dunque un esemplare percorso nella storia della vetrata, arte poco
considerata e stimata e spesso relegata nell'ambito delle arti minori, che in questa sede
puo' per la prima volta dimostrare tutte le sue molteplici valenze al confine tra arte e
artigianato.
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Testo tratto dal depliant di presentazione del"museo della Casina
delle Civette".
Le vetrate presenti in questa pagina sono esposte nel museo della Casina delle Civette.
Foto di Paolo Corpetti
Bibliografia